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L’Olio Extravergine di oliva contraffatto?

 

L’Olio Extravergine di oliva contraffatto?

La Madia Travelfood n° 337 - maggio 2019

A cura di Antonietta Mazzeo
Tecnico ed Esperto degli Oli d’Oliva Vergini ed Extravergini

 

L’olivicoltura italiana, rappresenta un settore produttivo strategico per il Made in Italy agroalimentare e per l’economia locale, essendo presente in quasi tutte le Regioni, caratterizzandone il paesaggio ed assicurando la produzione di oli di oliva extra vergini di elevata qualità.

 

La contraffazione nel settore costituisce un caso di notevole rilevanza, sia per l’importanza della produzione dell’olio nel panorama delle produzioni agroalimentari italiane di qualità, sia per la gravità dei fenomeni di adulterazione e frode in essere; secondo le ultime stime, l’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti immessi sul mercato, più “falsificato” al mondo. Quasi il 70% dell’olio commercializzato nel nostro paese può considerarsi adulterato.

 

Malgrado una posizione di assoluto rilievo (500-550 mila tonnellate/anno), le avversità che da alcuni anni intaccano la produzione dell’olio d’oliva sta affrontando, i cambiamenti climatici, le malattie e i parassiti (Xylella e mosca oleari) , hanno un impatto rilevante sul raccolto. La somma di questi più fattori hanno portato a una contrazione dei volumi, in ragione della quale l’Italia è scivolata dal secondo al terzo posto nella classifica dei Paesi produttori, dopo la Spagna e la Grecia. La produzione totale interna di olio di oliva, che varia ogni anno, non basta a soddisfare il fabbisogno nazionale, il nostro Paese ha bisogno di acquistare all’estero gli oli di oliva, necessari ad alimentare il consistente consumo interno, nonché l’industria olearia; ogni anno dalle 300 alle 400 mila tonnellate di olio di oliva straniero  di Grecia e Spagna ma anche di Tunisia, Turchia, Marocco, arrivano nel nostro paese per essere in parte “riciclati” come italiani, sugli scaffali di supermercati e negozi, e paradossalmente in parte per ripartire, destinati all’esportazione. La maggior parte deli oli extravergini di oliva immessi nei circuiti della grande distribuzione Europea, Italia inclusa, è costituito da un blend di oli italiani, comunitari ed extracomunitari.

 

Le frodi e le contraffazioni più frequenti nel settore dell’olio riguardano la trasformazione di olio vergine in olio extravergine, attraverso tecniche chimiche di laboratorio che consentono l’acquisizione delle caratteristiche organolettiche di tale prodotto d’eccellenza, ovvero miscelando materie prime scadenti e non commercializzabili come olio extra vergine; in particolare, attraverso la tecnica della deodorazione, un olio di oliva avente inizialmente caratteristiche qualitative e compositive non conformi a quelle previste dalla legge per l’olio extravergine, con operazioni che consistono nell’arricchimento di oli vergini d’oliva o oli lampanti raffinati è poi commercializzato come olio extravergine di oliva; Altro fenomeno frequente di contraffazione in senso lato, nel settore dell’olio d’oliva e in generale dei prodotti del settore agroalimentare, è rappresentato dal cosiddetto “italian sounding”, ossia delle pratiche di produzione e commercializzazione, essenzialmente all’estero, di oli aventi una falsa evocazione dell’italianità del prodotto, utilizzando nomi, simboli, colori, o attraverso l’imitazione di denominazioni geografiche o l’utilizzo di immagini ed etichette che ingannano i consumatori circa l’italianità dei luoghi di origine della materia prima, senza tuttavia realizzare una fraudolenta utilizzazione o falsificazione di segni distintivi di prodotti di aziende italiane o dei marchi collettivi DOP e IGP.

 

Ognuno di noi così come per altri alimenti di uso quotidiano, dovrebbe conoscere e informarsi sulla qualità dell’olio che porta a tavola, imparare a leggere le etichette ed avere le idee chiare su cosa acquista; impariamo riconoscere e scoprire un falso olio extravergine di oliva:

 

  • Il prezzo

Il valore dell’olio, aumenta a seconda della provenienza territoriale e ovviamente della qualità. Se si vuole acquistare un buon extravergine italiano, bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 10 euro al litro che non coprono nemmeno i costi di produzione.

 

  • Controllare la classificazione

Sono quattro le categorie principali dell’olio, che ogni consumatore dovrebbe conoscere.

  • Olio extravergine di oliva

Olio la cui estrazione da olive sane avviene solo mediante procedimenti meccanici, con acidità massima dello 0,8%, l’esame organolettico rileva che non ha difetti e che possiede sentore di vegetali. Per meritare infatti la definizione di “extravergine” un olio di oliva deve essere sottoposto a diversi test, raggruppati sotto il nome di panel, e rispondere a parametri ben precisi, definiti rigidamente dalle linee guida dell’Unione Europea.

 

  • Olio di oliva

Olio estratto in modo meccanico dalle olive, con percezione leggera di difetto e acidità che deve essere minore del 2%. ( non percettibile)

 

  • Olio lampante

Olio ottenuto tramite estrazione con soli metodi meccanici, ma non è utilizzabile per il consumo alimentare, con acidità superiore al 2%. È sgradevole al gusto e all’odore, un tempo veniva impiegato come combustibile nelle lampade per l’illuminazione domestica..

 

  • Olio di sansa di olive

La sansa è lo scarto restante dall’operazione di estrazione dalle olive. L’olio ottenuto, di sansa grezzo e poi raffinato, viene estratto industrialmente per mezzo di solventi chimici; non è commestibile, lo diventa solo dopo l’aggiunta di olio di oliva vergine.

 

  • Il profumo

L’olio è buono quando è caratterizzato dall’aroma di “fruttato d’oliva”, un odore fresco e gradevole che ricorda l’oliva, la foglia di ulivo sfregata tra le mani, l’erba appena falciata ed eventuali note che ci ricordano la foglia di pomodoro, il carciofo e/o odori di vegetali e/o di frutta verde quali la mela  o i frutti di bosco.

 

  • Il sapore

Assaggiandolo dà una sensazione gustativa di amaro e/o piccante. Queste sensazioni sono dovute alla presenza di composti fenolici, antiossidanti naturali che proteggono l’olio durante la conservazione e proteggono le nostre cellule dall’invecchiamento e dallo stress ossidativo (bloccano i radicali liberi). L’amaro-piccante dell’olio (“olio che pizzica in gola”), è quindi un vero e proprio pregio del prodotto.

 

  • La scadenza

L’olio extravergine contenendo una quantità maggiore di antiossidanti, se ben conservato, può durare circa 18 mesi dal confezionamento.

 

Il valore e la dimensione delle frodi dipendono da diversi aspetti. Il mercato dell’olio risulta particolarmente colpito dal fenomeno, ma questo non ci deve indurre a  pensare che le verifiche non ci siano, il problema è conosciuto proprio perché il settore è controllato. Il fenomeno della contraffazione evidenzia , invece quanto ci sia ancora da fare nel campo della divulgazione, dove il settore oleicolo deve investire ancora molto. L’oliva extravergine di oliva  è  poco conosciuto per le sue reali qualità e la comunicazione è più spesso scandalistica, focalizzata sulle frodi e le illegalità, danneggiano fortemente la “reputazione nazionale”. Dovremmo, in egual misura essere capaci di comunicare, come già avviene per il vino, anche la qualità, il valore unico, nutrizionale, sensoriale e culturale dell’olio extravergine di oliva e il suo legame con il territorio.

 

 

 

 


 

 

 

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