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ALLA SCOPERTA DELLE TERRE DELLA DIETA MEDITERRANEA

Aggiornamento: 3 lug


ALLA SCOPERTA DELLE TERRE DELLA DIETA MEDITERRANEA

Pollica e il cammino della dieta mediterranea, un percorso tra gusto e benessere, alla ricerca del segreto della longevità…Cilentamente!

di Antonietta Mazzeo

 

Modello alimentare ispirato alle abitudini e ai costumi di alcuni dei paesi del bacino mediterraneo, la dieta mediterranea deve essere considerata nel suo ambiente originario. La parola dieta deriva dal greco “diaeta”, che significa non solo cibo ma fa riferimento al "modo di vivere". Coniato nel 1960 dal fisiologo americano Ancel Keys e da sua moglie Margaret, nel loro libro How to Eat Well and Stay Well the Mediterranean Way, pietra miliare dell'alimentazione, con il termine Dieta Mediterranea, etichetta nuova per una tradizione antica, (questo costume alimentare, è iniziato molto prima degli anni '60, ma, con lo sviluppo delle civiltà che si sono affacciate sul Mediterraneo), essi stabilirono che, i modelli alimentali di paesi come la Grecia e l'Italia meridionale, con estensione ad altre aree geografiche limitrofe, basati su tre componenti primari: olio d'oliva, vino e pane, associati ad un alta assunzione di verdura, frutta, legumi e cereali (carboidrati complessi e fibre alimentari), e a seguire formaggi, uova, poco pesce e ancora meno carne, consumati rispettando la stagionalità, dettata dal clima e dall'agricoltura, erano riconducibili  alla longevità e a tassi ridotti di morbilità e mortalità per malattie coronariche, tumori e altre malattie croniche legate all’alimentazione della popolazione.

 

Archetipo per eccellenza di dieta sostenibile, dato che racchiude in sé tanti e diversi aspetti oltre all’alimentazione: la convivialità, la sostenibilità, il rispetto per il territorio, la biodiversità e la tradizione, la dieta mediterranea ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) nel 2010.  Sempre nel 2010, inoltre, la FAO (L'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura) l’ha definita come “regime alimentare a basso impatto ambientale che contribuisce alla sicurezza alimentare e nutrizionale nonché a una vita sana per le generazioni presenti e future”, e che “concorre alla protezione e al rispetto della biodiversità e degli ecosistemi, è accettabile culturalmente, economicamente equa e accessibile, adeguata, sicura e sana sotto il profilo nutrizionale e, contemporaneamente, ottimizza le risorse naturali e umane”

 

Pioppi, frazione sul mare di Pollica, con il Cilento, è una delle sette comunità emblematiche, e culla della Dieta Mediterranea, è qui che negli anni '60 si stabilì Ancel Keys (che visse a Pioppi fino alla sua morte nel 2004, all’età di 100 anni) insieme alla moglie Margaret, trasformando un villaggio di pescatori nel centro nodale degli studi che portarono alla determinazione che il segreto della longevità degli abitanti delle coste del Mare Nostrum stava proprio nell'alimentazione semplice e genuina e nel modo di vivere, in sintesi, nella dieta mediterranea.

 

All’interno di questa rete transnazionale, Pollica, lembo del Cilento, affacciato su uno dei mari più cristallini d’Italia, modello di riferimento e territorio educante dalle origini antiche, ospitando il Centro Studi Dieta Mediterranea, il Paideia Campus, il Pollica Living lab, il Consorzio per la valorizzazione turistica delle Terre della Dieta Mediterranea e a Pioppi il Museo vivente della Dieta Mediterranea, svolge il ruolo fondamentale di promotore di progetti mirati alla condivisione della conoscenza, e alla diffusione delle buone pratiche di quella tradizione frutto di  aviti continui scambi culturali tra una sponda e l’altra del mare. La Dieta Mediterranea è strettamente correlata a questo territorio, a questa collettività, all’attivismo e al dinamismo di cuochi, pescatori, coltivatori, nonne, nonni, scienziati e narratori, fieri Ambasciatori della Dieta Mediterranea, orgogliosi interpreti che nominati una volta all’anno, e festeggiati in occasione del Compleanno della Dieta Mediterranea, preservano, animano, studiano e promuovono la creatività gastronomica locale.

 

L’ultima delle iniziative attuate in questo contesto, per raccontare e valorizzare le diverse espressioni culturali che compongono il mosaico di tradizioni e relazioni, lo stile di vita, e il modello di sviluppo per una agricoltura sostenibile, elemento irrinunciabile di prevenzione e benessere, di questo celebrato modello alimentare, è il Cammino delle Terre della Dieta Mediterranea, un'esperienza multidimensionale, che promuove un turismo consapevole e sostenibile. La realizzazione del progetto nato come motore dello sviluppo turistico del territorio e dello stile di vita cilentano, è stata resa possibile grazie all’impegno del Comitato Promotore del Cammino delle Terre della Dieta Mediterranea, presieduto dalla guida ambientale escursionistica Ilaria Di Gregorio, e composto da cittadini, ecologisti, amanti del Cilento e dell’escursionismo.

 

Inaugurato il 26 maggio presso la Sala Cella del Parco Archeologico di Paestum, il cammino si estende nel territorio cilentano, per circa 142 km, abbracciando costa e collina in un viaggio che unisce cultura, storia, natura e creatività gastronomica, è suddiviso in 9 tappe che coinvolgono 13 comuni (Ascea/Velia, Casalvelino, Pollica, San Mauro Cilento, Serramezzana, Montecorice, Castellabate, Agropoli, Ogliastro Cilento, Cicerale, Giungano, Trentinara, Capaccio/Paestum), ed attraversa il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, e i Parchi di Paestum e Velia.

 

Tappa 1: Stato di Elea, la città del pensiero e delle acque

Ascea – Casalvelino, 15.05 Km.

Si cammina tra rovine greco-romane e medievali sulle orme dei filosofi Parmenide e Zenone, fondatori della Scuola Eleatica che diede origine al pensiero occidentale. Il cammino inizia nel Parco Archeologico di Elea-Veila. Da qui si prosegue lungo gli argini del fiume Alento fino alla foce.

 

Tappa 2: Approdi di San Primo, terre fertili di Venere e dogane di mare.

Casalvelino – Pollica, 16,79 km.

Tra terrazzamenti collinari con ulivi, fichi, viti e muretti a secco (Patrimonio Unesco) si arriva al blu cristallino del mare che bagna alcune delle più belle spiagge italiane, in un territorio riconosciuto come patria della Dieta Mediterranea.

 

Tappa 3: Terra di mezzo, l’oro bianco della valle dei molini e delle calcare

Pollica – San Mauro Cilento – Serramezzana, 16,4 km.

Dalla costa risaliamo sui borghi collinari attraverso la valle dell’oro, che unisce ruderi di mulini ad acqua e luoghi di estrazione del calcare, testimoni silenziosi di antiche e fiorenti attività.

 

Tappa 4: Colli del corvo, le colline del sole tra libbani e pini d’Aleppo.

Serramezzana – Montecorice, 16,39 km

Colli costieri argillosi e pareti rocciose dove trovano rifugio poiane e falchi pellegrini. Il bosco dei pini d’Aleppo accompagna i viandanti fino alla spiaggia, dove un tempo i pescatori sbrogliavano i libbani, le antiche corde vegetali.

 

Tappa 5: Marine di Leucosia, le rocce dell’ultimo canto della sirena

Castellabate, 15,16km

È una delle più belle e selvagge coste del Cilento, casa di Enotri, Greci e Lucani e perfino roccaforte dei pirati saraceni. È l’ambientazione di storie e leggende di mare.

 

Tappa 6: Coste dei Trezeni, le tre insenature verdi sacre a Poseidone

Castellabate – Agropoli, 15 km

Porta del Parco Nazionale, oasi naturalistica, patrimonio UNESCO. Dalle insenature naturali e dalle antiche torri difensive a picco sul mare è facile scorgere le praterie di Posidonia Oceanica, pianta acquatica mediterranea fondamentale per l’ecosistema.

 

Tappa 7: Valli del sughero, le vie degli alberi rugosi

Agropoli – Ogliastro Cilento, 15,06 km

È la “terra che nutre i ceci”, che qui acquisiscono un gusto speciale, ma anche il luogo perfetto per le querce del sughero, regine della macchia mediterranea coltivate fin dai tempi dei Fenici.

 

Tappa 8: Piana dei giunchi, la terra bagnata dall’acqua dei giunchi

Cicerale – Giungano – Trentinara, 17,21 km

Un angolo incontaminato lungo l’antica via di collegamento tra Paestum, l’Alto Cilento e la Lucania, con grotte, gole e passi storicamente usati dai mercanti e lavoratori dei giunchi, con cui si preparavano cesti. Tra boschi di lecci, le sponde del fiume SOlofrone e l’architettura dei borghi medievali. Su questi monti si dice che Spartaco sia stato sconfitto nella sua ultima battaglia.

 

Tappa 9: Colonia di Poseidonia, la città di Era Argiva e Poseidone

Capaccio – Paestum, 14,52 km

Una passeggiata tra colonne doriche, templi e architetture antiche conduce a Paestum, l’antica città della Magna Grecia dedicata a Poseidone. Il Parco Archeologico racconta questa storia.

 

Contestualmente all’inaugurazione, grazie ad un evento organizzato dal Comune di Pollica e dal Comitato Promotore, il Cammino è stato presentato ed esposto ad alcuni selezionati giornalisti. Ospitati presso il Castello dei Principi Capano e il Paideia Campus di Pollica, i partecipanti guidati da studiosi ed esperti, hanno giovato di un'esperienza straordinaria che ha toccato le sette dimensioni fondamentali: l'antropologia del popolo cilentano, il pensiero filosofico occidentale, la cultura enogastronomica, l'archeologia, il paesaggio, l'esperienza multisensoriale del benessere e il concetto di lentezza…Cilentamente!"

 

Un itinerario unico, all’insegna del gusto e del benessere, a contatto e in connessione delle meraviglie storiche, culturali, naturalistiche e gastronomiche del territorio Cilentano, sapientemente articolato tra Il Centro Studi Dieta Mediterranea, il Parco Archeologico di Velia (Degustazioni mozzarella bufala, pizza ammaccata …), il Tramonto sul molo di Acciaroli, la serata in mare con i pescatori della Menaica, l’Alba in vigna, il Mindfulness nella Vigna della dieta Mediterranea, la Colazione Cilentana a Casale Santa Rosalia, il Salone della Dieta Mediterranea – il Capaccio Paestum (Med Talk – Aperitivo con la scienza), l’Inaugurazione del cammino (Smart Walking della stampa e delle istituzioni), il Convivio Mediterraneo – Tenuta San Salvatore, e il Tramonto alla scoperta del frutto degli Dei – Santomiele.

 

 

·       Fusillo di Felitto

Una pasta all'uovo artigianale, fatta con semola di grano duro e olio extra vergine di oliva. Ha la forma di un maccherone forato ed è lavorata manualmente con un ferretto d'acciaio. Il suo colore varia dal giallo chiaro al giallo intenso.

·       Alici di Menaica

Pescate con un’antica tecnica a Marina di Pisciotta, queste alici si distinguono per la carne chiara e il profumo delicato. Perfette sia crude che cotte, fresche o conservate sotto sale o marinate.

·       Oliva Salella Ammaccata

Olive polpose, raccolte prima della maturazione, ammaccate con una pietra di mare una ad una, snocciolate e immerse in acqua per 5 giorni. Successivamente messe in salamoia e condite con olio extravergine, aglio, origano o timo, chiuse in barattolo e pronte per essere gustate.

·       Fico Monnato di Prignano Cilento

Fichi Bianchi del Cilento D.O.P., della varietà “Dottato”. A Prignano Cilento, sbucciati a mano e poi essiccati, mantenendo un gusto dolce e raffinato.

·       Fagiolo di Controne

Fagioli bianchi coltivati sui fertili terreni di Controne, che si spingono fino alle pendici dei Monti Alburni. Celebri per non spaccarsi durante la cottura, sono perfetti per zuppe e piatti tradizionali.

·       Fagiolo di Casalbuono

·       In questo piccolo paese del Vallo di Diano si coltivano ben sette varietà di fagioli, con due rampicanti riconosciute da Slow Food: la sant’antere e la panzariedda.

·       Maracuoccio di Lentiscosa

Un legume selvatico dalle origini antichissime, simile a un pisello ma di colore verde scuro-marroncino, tipico della zona di Lentiscosa, vicino Camerota.

·       Ceci di Cicerale

Piccoli e rotondi, questi ceci sono più dorati di quelli comuni e hanno un sapore particolarmente intenso, grazie ai terreni ricchi di sali minerali dove vengono coltivati.

·       Salsiccia e Soppressata del Vallo di Diano

Frutto di una tradizione norcina secolare, queste carni stagionate beneficiano del clima di alta collina, esaltando i sapori autentici e genuini.

·       Soppressata di Gioi

Prodotto – probabilmente – fin dal XI secolo, è l’unico salame lardellato della Campania, ricavato solo con la coscia del suino e maturato per 40-45 giorni in ambiente naturale.

·       Carciofo Bianco di Pertosa

Coltivato nelle terre attraversate dal fiume Tanagro, dai 300 ai 700 metri di altezza, questo carciofo chiaro resiste anche alle basse temperature, ed è particolarmente dolce, perfetto anche crudo in pinzimonio.

·       Cacioricotta del Cilento

Un formaggio che combina le tecniche di cacio e ricotta. Può essere consumato fresco o stagionato, sviluppando un gusto scaglioso e leggermente piccante.

 

La realizzazione del progetto è stata resa possibile grazie a una rete di partner istituzionali, accademici e scientifici, tra cui l’Università Suor Orsola Benincasa, il Museo Virtuale della Dieta Mediterranea realizzato dal MedEatResearch – Centro di ricerche sociali sulla Dieta Mediterranea, Unitelma Sapienza e il Future Food Institute, all’origine del polo sperimentale Paideia Campus, che insieme ai custodi della conoscenza, gli esperti e gli ambasciatori della Dieta Mediterranea, hanno permesso di ampliare la portata del lavoro svolto dal Centro Studi Dieta Mediterranea, offrendo una piattaforma per lo scambio di conoscenze e la condivisione di risorse.

 

Il Cammino ha tutti i requisiti necessari per divenire il motore dello sviluppo turistico del territorio, del vivere mediterraneo e dello stile di vita cilentano. Le diverse espressioni culturali che compongono il mosaico della Dieta Mediterranea, i ritmi ancestrali, la diversità, l'estensione e la fruibilità in ogni stagione, che si distanziano in modo preciso da una visione turistica “di massa e di consumo “ne fanno la destinazione ideale per gli amanti delle attività “all’aria aperta”, della storia, del benessere e dell'enogastronomia, con una profonda coscienza ecologica. Con le sue biodiversità, il rispetto dei cicli naturali e la promozione di pratiche agricole che proteggono il suolo e l’acqua, il Cammino rappresenta il tramite ideale per sensibilizzare le persone sull’importanza di un’alimentazione sana e sostenibile, mostrando come le pratiche tradizionali possano essere integrate nelle moderne abitudini alimentari e stimolare il dialogo interculturale.




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